Cosa troverai nel nostro BLOG

Articoli di attualità politica e non solo a carattere nazionale e locale

lunedì 29 marzo 2010

TRE RISPOSTE ALL'ASSESSORE BORGHI

Nell’ultimo numero del FILO DIRETTO, dopo essersela presa, nell’estate scorsa, con i gerenzanesi che affittano agli extracomunitari, l’Ass. BORGHI se la prende con la Sinistra, considerata nella mentalità dominante della LEGA come il Partito degli Extracomunitari ed espressione di un certo deleterio ‘buonismo’. Essendo il Portavoce del Partito Democratico di Gerenzano, forza politica che non si vergogna di essere di Centrosinistra, mi sembra opportuno rispondere agli angosciosi quesiti che l’Assessore si pone a pag. 7 del giornalino Comunale, per invitarlo a riflettere sulle gravi responsabilità che si è assunto con le sue incaute parole e per impedirgli la facile scorciatoia di considerarsi una povera vittima della DOMINANTE mentalità di Sinistra, proprio lui che vive e governa nella terra della Padania Leghista. Alle tre domande che potete trovare nella pagina dedicata alla Sicurezza del medesimo giornalino, rispondo così:

1. se in qualche occasione l’Ass. BORGHI si è sentito insultato e denigrato, mai dal PD per la verità, non è certo perché professa opinioni differenti da quelle della Sinistra, cosa ovviamente del tutto legittima. Niente affatto; si chiarisca quindi le idee. L’ Assessore viene insultato e denigrato perché si è fatto fautore e fomentatore di comportamenti DISCRIMINATORI nei confronti di persone che vivono e lavorano a Gerenzano, invitando la popolazione a non affittare agli extracomunitari dall’alto della sua funzione di Amministratore Comunale, utilizzando a questo scopo la voce ufficiale dell’Amministrazione Comunale; con ciò egli è venuto meno a quei principi civili di accoglienza e di uguaglianza della dignità di ogni persona stabiliti, per es., dalla nostra Carta Costituzionale Repubblicana, e vigenti in tutte le Democrazie Europee, Principi che nella loro universalità non sono certo un patrimonio esclusivo della Sinistra, ma appartengono a tutta la Comunità Civile, in tutte le sue espressioni politiche. L’Assessore se la prenda quindi con sé stesso e con le sue incaute parole, e lasci in pace la Sinistra quando difende i diritti delle persone che vivono e lavorano sul nostro Territorio, perché essa difende soltanto dei valori Costituzionali e Civili.

2. L’Assessore si vanta di avere avuto il coraggio di esprimere le sue opinioni, senza piegare la testa per uniformarsi al Pensiero Dominante; ricordo all’Assessore che qui a Gerenzano il Pensiero Dominante non è quello della Sinistra, minoritaria e all’opposizione, ma è esattamente il Pensiero suo e della Lega, quel Pensiero Comune che viene diffuso ad arte tra la gente, ispirato alla paura, alla diffidenza, e che invita alla DISCRIMINAZIONE verso chi vive e lavora al nostro fianco, non affittando o vendendo le case agli extracomunitari……… esattamente le parole usate nel famoso articolo dell’estate scorsa. Invece di prendersela con la Sinistra, l’Assessore farebbe bene a riflettere sul fatto che il consenso popolare di cui gode la Lega aumenta la responsabilità di chi governa Gerenzano, e li rende responsabili degli effetti che parole incaute e discriminatorie possono produrre nella popolazione e nella vita del paese. Dov’è il coraggio dell’Assessore di non piegare la testa, se quanto lui pensa è esattamente il Pensiero Dominante qui a Gerenzano? Come può vantarsi di avere il Coraggio di farsi sentire e di esprimere il proprio pensiero, se questo, testuali parole dell’articolo, “coincide appieno con quello dell’Amministrazione Comunale”?

3. L’Assessore lamenta infine di dover sempre subire e tacere di fronte alle opinioni portate avanti dalla Sinistra, che auspica e realizza dove governa precise politiche di integrazione; ma anche su questo dovrebbe chiarirsi le idee. Le politiche di integrazione degli extracomunitari non sono un’invenzione della Sinistra, infatti vengono perseguite e realizzate da una miriade di Associazioni Volontarie, cattoliche e laiche, e sono parte integrante del messaggio evangelico ampiamente propagandato nel nostro Territorio dal Card. Tettamanzi, Arcivescovo della Diocesi Di Milano, e dalla Chiesa in generale, che non ha certo imparato i valori della Carità e della Uguaglianza dalla Sinistra, in quanto li possiede in proprio, e sono entrati anche per questa via nel DNA della nostra identità di italiani.
L’Assessore non cerchi quindi di sgravarsi dalle gravi responsabilità che si è assunto con le sue incaute parole scaricandole sulla Sinistra, perché la responsabilità di aver invitato alla DISCRIMINAZIONE, evocando lo spettro dell’invasione e della minaccia alla nostra identità, è e rimane soltanto sua, e non gliela toglie nessuno. Rimane a noi cittadini di Gerenzano, e al Centrosinistra che rappresento, l’amarezza di vedere trasmessa alle nuove generazioni , ai giovani gerenzanesi, l’immagine e la realtà di una comunità come la nostra che non vuole accogliere, che di fronte alla diversità reagisce soltanto seminando paura e diffidenza, una comunità che vuole mantenere le antiche distinzioni tra i SERVI e i PADRONI e che vive nel grigiore quotidiano di chi si è rinchiuso tra le quattro mura domestiche e si compiace di essere ‘Padrone a casa propria’, senza attrezzarsi di fronte alle esigenze di una società multietnica quale è già la nostra e quale diventerà sempre di più in futuro.
Grazie per l’attenzione PA Pedersini Portavoce PD Gerenzano

domenica 7 febbraio 2010

LEGA MASTELLIANA

Il figlio di Bossi candidato alle regionali in provincia di Brescia

Quante volte abbiamo sentito i leghisti lanciare grida indignate contro il nepotismo meridionale. Quante volte ci hanno detto che loro, i sedicenti padani, erano diversi da quei terroni che raccomandano mogli, mariti, figli, nipoti, pronipoti, amici e amici degli amici nella pubblica amministrazione, nelle università, nella scuole e nelle istituzioni.
Eppure dopo tanto strepitare contro il sud mastelliano e contro i privilegi di Roma ladrona mantenuta coi soldi del laborioso nord, ecco che alle elezioni regionali la Lega ha deciso di candidare, nel superblindato collegio di Brescia, niente meno che... RENZO BOSSI!!!
Si, avete capito bene. Proprio lui, il figlio del Senatur, noto alle cronache per essere il recordman di bocciature all'esame di maturità. Mentre i ragazzi comuni, senza santi in paradiso, devono impegnarsi al massimo per diplomarsi o laurearsi e alla fine si ritrovano a lavorare come precari in un call center oppure devono prendere la via dell'emigrazione come i nostri nonni, il giovane Renzo si è permesso il lusso di farsi bocciare per due volte alla maturità. Tanto pagava papà Umberto e cioè noi, visto che lo stipendio di ministro glie lo paghiamo noi con le tasse (almeno chi le tasse le paga). Ovviamente Bossi Jr, come tutti gli studenti poco preparati, ha dato la colpa delle bocciature al pregiudizio nutrito verso di lui dai professori. Suo padre addirittura denunciò dal palco di un comizio un caso di discriminazione contro il figlio dovuta a motivazioni politiche. Renzo, infatti, avrebbe portato alla maturità una tesina su Carlo Cattaneo (quanto ci piacerebbe leggere questo capolavoro storiografico) ma quest'opera avrebbe determinato la sua bocciatura perché professori meridionali e di sinistra non avrebbero gradito il componimento bossiano per motivi ideologici. Ci sarebbe solo da ridere se non pensassimo all'effetto che può avere sui nostri giovani, capire che in questo Paese per riuscire a emergere non servono i buoni voti a scuola. Anzi, studiare è da gonzi. L'importante è avere un potente che ti sponsorizza (e magari ti mantiene anche con i soldi pubblici).
Se non fosse figlio di un ministro uno come Renzo Bossi potrebbe, forse, aspirare ad un lavoro precario in un'impresa di pulizie, ma per lui, invece stanno per spalancarsi le porte del Consiglio regionale e forse si prepara anche un assessorato. Esattamente come tanto vituperato sud mastelliano e demitiano. Il tutto, naturalmente, a spese della collettività.
Come diceva un vecchio slogan della Lega:
"LUMBARD, PAGA E TASS"

lunedì 1 febbraio 2010

Presentazione del libro "REGIONE STRANIERA" di Pippo Civati e DIBATTITO PUBBLICO sul tema dell'immigrazione



Ecco un'altra iniziativa del PD di Gerenzano in collaborazione con la lista Civica "Insieme per Gerenzano"

martedì 26 gennaio 2010

GIORNO DELLA MEMORIA PER LE VITTIME DELLA SHOA - 27 GENNAIO 2010



In occasione della "Giornata della Memoria" la Lista Civica "Insieme per Gerenzano" e il Circolo PD di Gerenzano vi invitano alla proiezione del film
"Jona che visse nella balena"
Vi aspettiamo presso l' Auditorium "Verdi" di Gerenzano mercoledì 27 gennaio alle ore 21:00.

Il film "Jona che visse nella balena" di Roberto Faenza è tratto dal libro autobiografico "Anni d'infanzia" scritto dall'ebreo olandese Jona Obersky deportato all'età di quattro anni nel lager di Bergen Belsen, nella baracca accanto a quella di Anna Frank. IpG ed il PD con la proiezione di questo film vogliono rendere omaggio a tutti i bambini e le bambine vittime della Shoa. Lo scrittore Primo Levi definì nel libro "La Tregua" i bambini di Auschwitz "uccelli di passo" perché la loro permanenza nel campo durava solo il brevissimo tempo necessario per condurli dai treni alle camere a gas. La loro infanzia fu spezzata da una violenza bestiale e insensata. Pochi di loro sopravvissero ai campi. La maggior parte è "passata per il camino" e le loro ceneri si sono sparse nel vento. Ma la loro memoria deve restare viva perché l'orrore non si ripeta mai più.
Con questa serata vorremmo anche darvi uno spunto per ulteriori riflessioni, perché ogni giorno dell'anno diventi un "giorno della memoria".


Un invito alla lettura
- Primo Levi - "Se questo è un uomo" - Einaudi;
- Primo Levi - "La Tregua" - Einaudi;
- Anne Frank - "Diario" - Einaudi;
- Jona Obersky - "Anni d'infazia. Un bambino nei lager" - La Giuntina;
- Daniel J. Goldhagen - "I volenterosi carnefici di Hitler" - Mondadori;
- Hannah Arentd - "La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme" - Feltrinelli;
- Norbert Frei - "Lo stato nazista" - Laterza.

Un invito alla visione
- "Schindler's List - la lista di Schindler" - Regia di Steven Spielberg con Liam Neeson e Ben Kingsley;
- "Kapò" - Regia di Gillo Pontecorvo con Susan Strasberg e Laurent Terzieff;
- "Il bambino con il pigiama a righe" - Regia di Mark Herman con Jack Scanlon, Amber Beattie;
- "Train de vie. Un treno per vivere" - Regia di Radu Mihaileanu con Lionel Abelaski e Agathe De La Fontaine;
- "L'oro di Roma"- Regia di Carlo Lizzani con Anna Maria Ferrero e Jean Sorel;
- "Il pianista" - Regia di Roman Polanski con Adrien Brody ed Emilia Fox



SE QUESTO E' UN UOMO

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un si o per un no.

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi".

giovedì 14 gennaio 2010

L'OSSESSIONE DEL DIALETTO

Da molte settimane televisioni e giornali ci informano giornalmente sulle proposte leghiste di introdurre i dialetti nelle scuole e di obbligare i professori a sostenere un improbabile esame di dialetto per poter insegnare.
Questa del dialetto, per la Lega Nord, è una vera ossessione alla quale anche i leghisti gerenzanesi non si sottraggono. Si veda l’articolo “Valorizziamo le nostre tradizioni” pubblicato dall’assessore alla cultura Elena Galbiati nell’ultimo numero di Filodiretto (foglio di propaganda leghista pagato dai contribuenti e spacciato per giornalino comunale, sul quale le opposizioni non hanno diritto di parola).
L’assessore esordisce affermando di volerci intrattenere su un argomento che ai gerenzanesi sarebbe “assai caro” e cioè “la salvaguardia delle tradizioni locali e del nostro dialetto”. Sarebbe interessante sapere in base a quali informazioni l’assessore ritiene che la difesa del dialetto sia una priorità per i cittadini gerenzanesi. Lei non si degna di dare spiegazioni. Da parte nostra riteniamo che i gerenzanesi abbiano problemi più seri, cui la Lega è assolutamente incapace di dare risposte.
Secondo Galbiati “in un’epoca come la nostra di cambiamenti sociali sempre più veloci, di globalizzazione e di multietnicità” sarebbe “fondamentale valorizzare la nostra genuinità culturale, le nostre tradizioni e il nostro dialetto […] perché rappresentano la più vera ed autentica testimonianza del nostro passato, ma anche le solide basi sulle quali le nuove generazioni costruiranno il loro futuro”. A noi sembra, invece, che proprio la globalizzazione imponga a chi ha responsabilità pubbliche di impegnarsi per garantire alle nuove generazioni la possibilità di essere cittadini del mondo, cosa abbastanza difficile attraverso il dialetto ma sicuramente facilitata dalla conoscenza dell’inglese. A questo proposito ricordiamo che tutti gli studi internazionali mostrano come i giovani italiani siano agli ultimi posti in Europa per conoscenza dell’inglese e pensiamo che anche i comuni dovrebbero fare la loro parte per colmare questo divario.
Quando, poi, andiamo a vedere in cosa, concretamente, si esplicherebbe la volontà dell’amministrazione leghista di preservare dialetti e tradizioni scopriamo che il tutto si riduce all’apposizione di inutili targhe in cotto davanti ai portoni delle corti di Gerenzano, con i nomi in dialetto dei cortili. Peccato che quei cortili non abbiano conservato quasi nulla di storico ma siano ormai solo vecchie case rimaneggiate, anche di recente, senza il rispetto di alcun criterio di conservazione. E su questo l’attuale giunta ha enormi responsabilità, visto che ha sempre favorito la costruzione di nuovi palazzoni (come gli ecomostri di via Stazione) invece di investire seriamente sul recupero del centro storico. Salvo poi lamentarsi che il centro sia diventato una casbah popolata solo da immigrati.
Concludiamo con una proposta. Invece di gettare denari in difesa di non meglio precisate tradizioni gerenzanesi (l’oca a Natale?) o per pagare compagnie teatrali dialettali di modesto valore artistico, il Comune potrebbe più utilmente utilizzarli per creare delle borse di studio per studenti gerenzanesi meritevoli ma privi di mezzi, in modo che possano trascorrere una vacanza-studio in Inghilterra per migliorare il proprio inglese. Questo significherebbe fare, davvero, cultura a Gerenzano. Aprire i nostri giovani al mondo e non rinchiudersi in un recinto di grettezze e paure, illudendosi di difendersi dal mondo che cambia usando come scudo una targa in cotto.

CROCIFISSO EUROPEO

A proposito dell’esposizione del Crocifisso nelle aule e negli uffici pubblici in Italia, ho letto la sentenza della Corte europea, una lettura che consiglio a tutti, e proprio sulla base dei contenuti di questa sentenza mi vengono spontanee due riflessioni :
Certamente i cristiani, e anche moltissimi non credenti, vedono nel Crocifisso un simbolo di Amore, Fratellanza, Pace e quant’altro, e tutti vorremmo che fosse così; ma non si può nascondere che questa rappresentazione rimane parziale se nasconde il fatto che per moltissimi, ma non è certo il numero che conta in questi casi, il Crocifisso rappresenta esattamente il contrario. Senza scomodare tutte le vittime che in nome del Crocifisso ci sono state nella Storia penso per es. a quei minori che hanno subito abusi sessuali ad opera della gerarchia ecclesiastica ( 2500 in Irlanda, altre migliaia in America e quanti anche in Italia!) o ai tantissimi giovani che abbandonano il Crocifisso perché vi vedono il simbolo di un’educazione repressiva e mortificatrice, basata sui sensi di colpa o sull’imposizione di doveri formali fino all’ipocrisia e al perbenismo più conformista. Forse tutti i simboli religiosi, anche delle religioni più antiche, assumono inevitabilmente una duplice valenza, una faccia positiva e pubblica accanto ad un’altra negativa, ma privata; sembra però che nel coro di voci che si sono alzate in questa circostanza a spiegare i molteplici significati del simbolo religioso sia mancato il riconoscimento del ‘negativo’ che spesso l’accompagna, nella Storia e nell’oggi, e ciò non a detrimento del Simbolo, ma per onestà verso il Crocifisso stesso.
Dalla lettura della sentenza si evince che l’obbligo di esposizione del Crocifisso è un retaggio del Fascismo e della monarchia savoiarda, perché deriva da due decreti regi del 1924 e del 1928, giustificati allora dall’essere l’Italia uno Stato Confessionale, avente come religione di Stato la religione cattolica; una giustificazione che oggi non ha più nessun valore, dopo la revisione del Concordato nel 1984, che definisce lo Stato italiano come Stato Laico, analogamente agli altri Stati europei, neutrale rispetto alle varie religioni praticate dai suoi cittadini, in quanto non più confessionale. E’ evidente quindi che l’attuale obbligo di esposizione è un privilegio riservato alla Chiesa cattolica che non ha più giustificazione legale, ma si giustifica semplicemente sulla base di una tradizione. Vogliamo conservare questa tradizione ? Facciamolo pure, Leggi europee permettendo, se questo ci mette la coscienza a posto, ma senza scomodare le grandi parolone dei Valori e della Storia, e chiamiamo semplicemente e onestamente “ privilegio della Chiesa cattolica” l’obbligo di esposizione del Crocifisso, ormai del tutto anacronistico.
Del tutto fuori luogo è dunque parlare di una ‘crociata laicista contro il Crocifisso’; lasciamo alla LEGA questa demagogia populista che va in piazza a chiedere le firme per mantenere in vita un Decreto del Re d’Italia Vittorio Emanuele III, emanato sotto la dittatura Fascista ( sarebbe questo il rinnovamento che vuol portare la LEGA ?) e cerchiamo invece di fare un passo avanti in questa vicenda. Forse c’è bisogno che lo STATO capisca che, per essere uno STATO laico, come c’è scritto nella Costituzione, non ha bisogno di concedere privilegi ad una particolare Religione oltre a quelli riconosciuti anche alle altre Religioni, come accadeva nello Stato Confessionale Fascista, utilizzando magari tali privilegi come strumenti per ottenere consenso politico ; e che la Chiesa capisca che per diffondere e difendere il Crocifisso non c’è bisogno di mantenere l’obbligo della esposizione nelle aule, dove ovviamente giace nella più totale indifferenza; la Chiesa gode già, infatti, di tutte le libertà di diffondere e difendere il Crocifisso anche senza la sua esibizione ed esposizione obbligatoria negli uffici pubblici e nelle scuole, dove rischia di sembrare una pura e semplice manifestazione del potere di una religione, difficile da giustificare in una società già multietnica e indirizzata a diventarlo sempre di più. PA Pedersini

giovedì 24 dicembre 2009

STORIA DI UNA BACHECA

A seguito della richiesta del comune, noi del Partito Democratico abbiamo spostato la nostra bacheca per valorizzare il murales al suo fianco e permetterne cosi' il restauro, come piacevole elemento dell'arredo urbano che rende piu' bella la piazza della chiesa.

Come mai e' spuntata un'altra bacheca, esattamente nel punto dal quale e' stata fatta togliere la nostra?

Certamente il comune puo' mettere le bacheche dove preferisce, ma perche' coprire proprio il murales, realizzato dai ragazzi di Gerenzano, e che proprio il comune ha voluto salvaguardare chiedendo a noi del PD lo spostamento della bacheca ?