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giovedì 7 luglio 2011

PROVINCE. LA POSIZIONE DEL PD.

Da L’Unità. Articolo di Davide Zoggia, responsabile enti locali della segreteria nazionale del Pd. “Non è cancellando una parola che si risolve il problema del costo della politica. Non lo si fa con le scorciatoie facili e furbe a cui in queste ore, da tante parti politiche, si vuole fare ricorso. Aboliamo le province, certamente, frase ad effetto ma che non porta da nessuna parte
se non si indica un percorso preciso su come superare l’attuale assetto. Il massimalismo verbale o nella sua variante contemporanea il riformismo pret a porter, si alimenta con simili forme di pressapochismo ad uso mediatico. Abbiamo un esempio eclatante sotto gli occhi: il federalismo, nelle sue declinazioni municipale e fiscale. Poteva essere una riforma straordinaria per efficacia ed efficienza. Quello voluto dal centrodestra è invece un guazzabuglio indigeribile che provoca danni e nessun beneficio, prodotto di un insieme di interventi disorganici che, per tale motivo ,anziché armonizzarsi in una coerente ristrutturazione dell’impianto istituzionale, producono continui cortocircuiti. E’ evidente che le province vadano riviste nel numero, nelle funzioni, nei compiti e quindi nei costi. E’ indispensabile: il paese è cambiato ma soprattutto il mondo è cambiato. Ma proprio per questo motivo tale riordino non può avvenire indipendentemente da una nuova e più snella visione dello stato, per fornire così servizi efficienti e non duplicazioni burocratiche. Non è sufficiente quindi dire che si aboliscono le province, lo si deve fare ma in modo da avere benefici e non danni. Esiste una proposta del Pd per quanto riguarda il riordino complessivo del sistema delle autonomie locali e delle regioni. In questa si colloca anche quella specifica relativa alle province. Una proposta che non entra in conflitto con l’art. 133 della Costituzione offrendo la possibilità di sviluppare un intervento coerente. Già con la riforma del titolo V il centrosinistra aveva cercato di ammodernare le istituzioni del paese, ma il percorso era stato bloccato dal centrodestra. Ora si presenta nuovamente l’occasione a patto di seguire un riassetto complessivo ed efficiente. E’ chiaro che nell’ottica di un sistema realmente federale è necessario giungere al superamento del bicameralismo perfetto con unica camera e l’istituzione di un senato federale con una diminuzione del numero dei parlamentari. Ciò significa quindi rivedere compiti e funzioni dei vari enti. Inoltre è chiaro che la revisione del ruolo e la diminuzione delle province deve andare di pari passo con l’istituzione delle città metropolitane. Sarebbe interessante sapere dalle varie tricoteuses che, in queste ore, chiedono a voce alta il taglio delle province se hanno minimamente idea di quali siano le competenze oggi dei soggetti che vogliono sopprimere. Hanno idea a chi andrebbero trasferite le competenze, anche in relazione alla dimensione dei comuni e all’impossibilità delle regioni di svolgere ulteriori compiti a fronte della legislazione vigente? E’ facile demagogia tracciare un segno sulla parola province, sarebbe una operazione identica a quella fatta da Berlusconi con le grandi opere, con i famosi cartelloni pieni di segni che, da inchiostro, non si sono mai trasformati in infrastrutture. L’effetto Berlusconi continua ad affascinare tanti politici, visto che è molto facile strizzare l’occhio a misure populiste, un po’ più difficile metterne in campo di coerenti. La nostra proposta è concreta e riorganizza il settore con veri tagli e grandi possibilità di risparmio, essa è già depositata in parlamento ed è visibile sul nostro sito internet (all’indirizzo http://beta.partitodemocratico.it/leggeprovince ). Se si vuole fare sul serio bisogna dire a chi, una volta abolite, vanno le funzioni delle province, almeno quelle essenziali e come verrà dislocato il personale che oggi vi lavora. Altrimenti, parlare di costi della politica solo per le province diventa un modo per eludere il problema, per non affrontarlo mai sul serio. E i tempi di questa nostra riforma saranno brevissimi. Il paese va riformato e riavvicinato alle esigenze dei cittadini e in questo ci stiamo impegnando. Non vi è alcun intento dilatorio, noi non vogliamo far cadere la questione tanto che rilanciamo, fin da ora, la nostra proposta”.

fonte: Ufficio dei Circoli PD

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