lunedì 18 aprile 2011
IL PD, PUR CON PROBLEMI E CRITICITA’, E’ UN ARGINE DI FRONTE A QUESTA DERIVA ED E’ IL PILASTRO PER OGNI ALTERNATIVA.
martedì 5 aprile 2011
BINDI: E' NOSTRO DOVERE SCENDERE IN PIAZZA
«Governo pericoloso. E' nostro dovere scendere in piazza» Intervista a Rosy Bindi di Simone Collini - L'Unità
La situazione è di una gravità senza precedenti nella storia repubblicana di questo paese. Già soltanto la consapevolezza di questo giustifica una mobilitazione permanente». Rosy Bindi denuncia la «dittatura della maggioranza» in atto e definisce «doveroso» per il Pd e per tutti gli altri partiti e sindacati e associazioni che oggi animeranno il "Democrazia day` «offrire le occasioni per far esprimere ai cittadini il disagio, il dissenso, e anche le proposte di fronte a un governo inconcludente e pericoloso». Presidente Bindi, il Pd è sceso in piazza I`8 marzo, ha organizzato un sit-in per la scuola, un altro contro le leggi ad personam e ora un altro ancora per dignità dei Parlamento: sicuri che sia la strategia giusta? «Giusta? Doverosa. Il limite è stato ampiamente superato. Sono a repentaglio la democrazia e i diritti costituzionali». Non è la prima volta che lanciate un simile allarme... «Ormai non solo si vogliono piegare le leggi alle esigenze di una persona, ma la maggioranza ora voterà in Parlamento che Ruby è la nipote di Mubarak. Cioè attraverso un voto si arriva a stravolgere la realtà, pur di sottrarre Berlusconi a un processo. Se non è dittatura della maggioranza questa...». Per questo ha proposto di abbandonare l`Aula, suscitando reazioni infastidite anche all`interno del suo partito? «Chiariamo subito: io non ho mai proposto l`Aventino. E non è neanche rispettoso nei confronti di chi in quel periodo fece una scelta così drammatica usare con tanta leggerezza un simile termine. Io dico che noi dobbiamo stare in Parlamento, e starci in maniera sempre più forte, organizzata, determinata. Ma siccome non bastano le trasmissioni televisive e neanche l`organizzazione del partito per costruire un collegamento con tutto ciò che si è messo in moto nel paese, noi dobbiamo stare anche fuori dal Parlamento. E dobbiamo anche, se necessario per denunciare la dittatura della maggioranza, prendere in considerazione l`ipotesi di abbandonare l`Aula. Del resto, lo abbiamo fatto più volte alla Camera e al Senato anche quando erano segretario Veltroni e poi Franceschini. Sinceramente, non capisco il perché di alcune reazioni». Non teme che questa vostra "mobilitazione permanente" influisca negativamente nel rapporto con I`Udc? «Ognuno ha il suo modo di fare opposizione e dobbiamo rispettarci nella nostra diversità. Nelle sedi parlamentari il lavoro è sempre più unitario e sta dando risultati. Dopo di ché, lo stesso Parlamento può essere il luogo adatto per scrivere insieme un codice di comportamento comune. Ricordandoci anche che c`è una forza non presente in Parlamento, Sinistra e libertà, con la quale non possiamo però pensare di non avere rapporti». Per arrivare a quella coalizione ampia, costituente, tra progressisti e moderati, a cui punta Bersani? «E la scelta giusta per ricostruire dopo questo governo inconcludente e pericoloso. Pensiamo all`immigrazione: hanno creato ad arte tensione e poi la situazione è degenerata. Alfano ha parlato di una riforma epocale della giustizia e poi hanno violentato il Parlamento con le leggi ad personam, tra l`altro in maniera impotente, senza approvarle». L`Udc su quella riforma si è detto disponibile al confronto. «Se è per questo anche qualcuno all`interno del nostro partito. I fatti purtroppo hanno dato ragione a chi diceva che non ci sono le condizioni per sedersi al tavolo e discutere nel merito» . Pensa che questa vostra mobilitazione permanente sia compatibile col richiamo di Napolitano a mettere fine a questo clima di tensioni? «Le tensioni le provocano i ministri che offendono il Parlamento. Non le creiamo noi, né le manifestazioni e i cittadini che vogliono difendere la Costituzione».
giovedì 24 marzo 2011
RIMPASTO, ROMANO NEO-MINISTRO

mercoledì 23 marzo 2011
lunedì 21 marzo 2011
NON ABBIAMO UN GOVERNO. LE POLEMICHE SULLA LIBIA LO DIMOSTRANO
Pier Luigi Bersani ha auspicato che vi sia un dialogo con l'opposizione nelle decisioni sull'operazione in Libia. "Ci vuole una grande fermezza, un grande concerto e una grande condivisione, prima di tutto nella maggioranza e auspicabilmente anche del dialogo con l'opposizione, come ha detto Napolitano serve una responsabilizzazione anche del Parlamento". Per questo ha aggiunto riferendosi alle polemiche nella maggioranza, "sarebbe meglio in queste ore che i diversi ministri stessero zitti e il governo con voce univoca venisse nelle commissioni parlamentari a definire meglio il profilo di questa nostra presenza".Quanto alle diversi posizioni di Ignazio La Russa e Umberto Bossi, Bersani ha dato "un consiglio" al premier Silvio Berlusconi: "Di andarsene a casa lui con tutta questa compagnia. Basta uno sguardo oggettivo sulla situazione per vedere che noi non abbiamo un governo, che il profilo dell'Italia nel mondo si è largamente indebolito, che Berlusconi è in mezzo a un sacco di guai".Bersani ha comunque difeso l'operazione. "Questo intervento è necessario ed è legale", ha assicurato. "E' necessario per impedire un massacro delle popolazioni civili che si sono ribellate a Gheddafi e che la propaganda di Gheddafi definisce insetti e topi", ha spiegato, ed "è legale perché l'intervento avviene a seguito delle deliberazioni dell'Onu e in accordo tra Europa e Stati Uniti e Lega Araba".
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http://beta.partitodemocratico.it/doc/205057/non-abbiamo-un-governo-le-polemiche-sulla-libia-lo-dimostrano.htm
giovedì 17 marzo 2011
L’UNITA’ FA LA FORZA. DIVISI CI AVREBBERO SPAZZATO VIA. IL MONITO DI NAPOLITANO.
Il presidente Usa, Barack Obama, ha voluto ricordare questo giorno con un messaggio significativo, che segnala quanta parte della nostra epopea risorgimentale sia stata seguita con attenzione e anche emozione nel resto del mondo (non a caso la casa di Garibaldi a New York è mantenuta come museo): “Oggi, 17 marzo, l`Italia celebra l`anniversario della sua unificazione in un unico Stato. In questo giorno ci uniamo agli italiani in tutto il mondo nell`onorare il coraggio, il sacrificio e la lungimiranza dei patrioti che hanno dato vita alla
nazione italiana. Al tempo in cui gli Stati Uniti stavano lottando per preservare la loro stessa unità, la campagna di unificazione dell`Italia di Giuseppe Garibaldi ispirò molti in tutto il mondo nelle loro battaglie, inclusa la 39ma Fanteria di New York, nota anche come "La Guardia Garibaldi". Oggi il lascito di Garibaldi e di tutti quelli che unificarono l`Italia vive nei milioni di donne e uomini americani di origine italiana che arricchiscono e rafforzano la nostra nazione”.
