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Articoli di attualità politica e non solo a carattere nazionale e locale

lunedì 18 aprile 2011

IL PD, PUR CON PROBLEMI E CRITICITA’, E’ UN ARGINE DI FRONTE A QUESTA DERIVA ED E’ IL PILASTRO PER OGNI ALTERNATIVA.

Il Partito democratico non da oggi è il pilastro della diga che impedisce a questa ondata di travolgere tutto. Nello stesso tempo è per forza di cose il pilastro di qualsiasi alternativa credibile. Insomma, pur con i suoi problemi e anche tutti i suoi punti di criticità, il Pd è la chiave della tenuta e del cambiamento. E’ stato il Pd a costruire il percorso perché la maggioranza passasse dal oltre cento deputati a qualche manciata di voti, peraltro comprati. E’ il Pd che ha tessuto la rete dei rapporti con tutte le opposizioni per reggere insieme questo momento, prendere iniziative e, quando se ne porrà l’occasione, avviare il superamento del berlusconismo. In vista della votazione sulla fiducia, il 14 dicembre, a lungo si è discusso con le altre opposizioni anche sulla possibilità di dare vita ad un governo di transizione per superare questa fase drammatica. E’ il Pd, con la sua forza, che ha impedito insieme alle altre forze dell’opposizione che Berlusconi facesse un blitz alla chetichella sulla proscrizione breve. Da tempo il segretario, Pier Luigi Bersani, avverte: il ciclo è finito, ma lui è ancora forte: cercherà di scassare le mura della casa comune, pur di restare al potere. Da tempo si lavora alla predisposizione di un programma alternativo di governo sul quale avviare un confronto con tutte le opposizioni di centrosinistra e di centro. E’ uno scontro che presuppone tenacia, tenuta, fiato lungo. E non a caso tutti i sondaggi indicano una costante crescita del consenso verso il Pd e un rafforzamento della leadership del suo segretario nazionale. Ieri Walter Veltroni ha lanciato l’ennesimo grido di allarme sul pericolo che Berlusconi faccia cadere l’Italia nell’abisso. Tutto è necessario pur di impedire questa deriva, ha detto Veltroni, rilanciando la proposta avanzata insieme a Pisanu di un governo di decantazione, di transizione, per impedire questo esito infausto. In una lunga intervista a Il Corriere della Sera, oggi Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, chiede di andare subito al voto politico, perché il paese non può andare avanti in questo modo. Tra le altre cose Il Messaggero ha chiesto al vicesegretario del Pd, Enrico Letta, perché il Pd non chiede a Napolitano di sciogliere subito le Camere. Risposta: «Noi vogliamo le elezioni anticipate. Ma Napolitano è l`architrave che, in una situazione di conflitto permanente creata da Berlusconi, tiene insieme le istituzioni. Il Pd non deve complicare ulteriormente il lavoro del Presidente, già difficilissimo, tirandolo per la giacca».

Fonte: Ufficio dei Circoli PD

martedì 5 aprile 2011

BINDI: E' NOSTRO DOVERE SCENDERE IN PIAZZA

«Governo pericoloso. E' nostro dovere scendere in piazza» Intervista a Rosy Bindi di Simone Collini - L'Unità


La situazione è di una gravità senza precedenti nella storia repubblicana di questo paese. Già soltanto la consapevolezza di questo giustifica una mobilitazione permanente». Rosy Bindi denuncia la «dittatura della maggioranza» in atto e definisce «doveroso» per il Pd e per tutti gli altri partiti e sindacati e associazioni che oggi animeranno il "Democrazia day` «offrire le occasioni per far esprimere ai cittadini il disagio, il dissenso, e anche le proposte di fronte a un governo inconcludente e pericoloso». Presidente Bindi, il Pd è sceso in piazza I`8 marzo, ha organizzato un sit-in per la scuola, un altro contro le leggi ad personam e ora un altro ancora per dignità dei Parlamento: sicuri che sia la strategia giusta? «Giusta? Doverosa. Il limite è stato ampiamente superato. Sono a repentaglio la democrazia e i diritti costituzionali». Non è la prima volta che lanciate un simile allarme... «Ormai non solo si vogliono piegare le leggi alle esigenze di una persona, ma la maggioranza ora voterà in Parlamento che Ruby è la nipote di Mubarak. Cioè attraverso un voto si arriva a stravolgere la realtà, pur di sottrarre Berlusconi a un processo. Se non è dittatura della maggioranza questa...». Per questo ha proposto di abbandonare l`Aula, suscitando reazioni infastidite anche all`interno del suo partito? «Chiariamo subito: io non ho mai proposto l`Aventino. E non è neanche rispettoso nei confronti di chi in quel periodo fece una scelta così drammatica usare con tanta leggerezza un simile termine. Io dico che noi dobbiamo stare in Parlamento, e starci in maniera sempre più forte, organizzata, determinata. Ma siccome non bastano le trasmissioni televisive e neanche l`organizzazione del partito per costruire un collegamento con tutto ciò che si è messo in moto nel paese, noi dobbiamo stare anche fuori dal Parlamento. E dobbiamo anche, se necessario per denunciare la dittatura della maggioranza, prendere in considerazione l`ipotesi di abbandonare l`Aula. Del resto, lo abbiamo fatto più volte alla Camera e al Senato anche quando erano segretario Veltroni e poi Franceschini. Sinceramente, non capisco il perché di alcune reazioni». Non teme che questa vostra "mobilitazione permanente" influisca negativamente nel rapporto con I`Udc? «Ognuno ha il suo modo di fare opposizione e dobbiamo rispettarci nella nostra diversità. Nelle sedi parlamentari il lavoro è sempre più unitario e sta dando risultati. Dopo di ché, lo stesso Parlamento può essere il luogo adatto per scrivere insieme un codice di comportamento comune. Ricordandoci anche che c`è una forza non presente in Parlamento, Sinistra e libertà, con la quale non possiamo però pensare di non avere rapporti». Per arrivare a quella coalizione ampia, costituente, tra progressisti e moderati, a cui punta Bersani? «E la scelta giusta per ricostruire dopo questo governo inconcludente e pericoloso. Pensiamo all`immigrazione: hanno creato ad arte tensione e poi la situazione è degenerata. Alfano ha parlato di una riforma epocale della giustizia e poi hanno violentato il Parlamento con le leggi ad personam, tra l`altro in maniera impotente, senza approvarle». L`Udc su quella riforma si è detto disponibile al confronto. «Se è per questo anche qualcuno all`interno del nostro partito. I fatti purtroppo hanno dato ragione a chi diceva che non ci sono le condizioni per sedersi al tavolo e discutere nel merito» . Pensa che questa vostra mobilitazione permanente sia compatibile col richiamo di Napolitano a mettere fine a questo clima di tensioni? «Le tensioni le provocano i ministri che offendono il Parlamento. Non le creiamo noi, né le manifestazioni e i cittadini che vogliono difendere la Costituzione».


http://beta.partitodemocratico.it/doc/206112/governo-pericoloso-e-nostro-dovere-scendere-in-piazza.htm

BERSANI SUGLI IMMIGRATI

giovedì 24 marzo 2011

RIMPASTO, ROMANO NEO-MINISTRO


Indagato in concorso esterno in associazione mafiosa dopo il giuramento replica a Napolitano. Migliavacca: "Berlusconi sotto ricatto". Garavini: "A cosa serve il codice antimafia?". E sul web ci sono ancora i manifesti di Romano che nell'UDC assicurava: "meglio eletto che nominato"

Francesco Saverio Romano è il nuovo ministro delle Politiche Agricole. Ministro indagato per concorso esterno in associazione mafiosa così il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha reso pubblica una sua nota sulle “riserve politico-istituzionali” sull’incarico al capofila dei “responsabili” indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il deputato siciliano prende il posto di Giancarlo Galan, che va a sua volta a sostituire il dimissionario Sandro Bondi ai Beni culturali. Il Capo dello Stato non ha ravvisato “impedimenti giuridico-formali” alla nomina ma auspica “che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l'effettiva posizione del ministro”.“La nomina di Romano a ministro dell’Agricoltura dimostra la debolezza del presidente del Consiglio che, per puntellare la sua malandata maggioranza, ha dovuto sottostare ad un vero e proprio ricatto – attacca Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria PD - Sulla figura di Romano,tra l’altro, vi sono zone oscure su cui andrà fatta piena luce e che si aggiungono ad un quadro generale del governo confuso e per niente rassicurante. Un presidente del Consiglio sotto ricatto, a capo di una maggioranza priva di forza e coesione, è il peggior viatico per portare il paese fuori dalla crisi e per gestirlo nell’attuale difficile contingenza internazionale”.

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lunedì 21 marzo 2011

NON ABBIAMO UN GOVERNO. LE POLEMICHE SULLA LIBIA LO DIMOSTRANO

L'intervento in LIbia sta dimostrando che l'Italia è un Paese che "deve partecipare molto per decidere poco". Lo dice Pier Luigi Bersani intervistato da RaiNews 24 sulla vicenda libica. Secondo il segretario del Pd, ciò si spiega alla luce della "diplomazia berlusconiana fatta di personalismi" che ha "sbilanciato largamente" la politica estera italiana. Altri "hanno avuto rapporti con Gheddafi, ma nessuno ha fatto come l'Italia mettendosi in una situazione di subalternità".
Pier Luigi Bersani ha auspicato che vi sia un dialogo con l'opposizione nelle decisioni sull'operazione in Libia. "Ci vuole una grande fermezza, un grande concerto e una grande condivisione, prima di tutto nella maggioranza e auspicabilmente anche del dialogo con l'opposizione, come ha detto Napolitano serve una responsabilizzazione anche del Parlamento". Per questo ha aggiunto riferendosi alle polemiche nella maggioranza, "sarebbe meglio in queste ore che i diversi ministri stessero zitti e il governo con voce univoca venisse nelle commissioni parlamentari a definire meglio il profilo di questa nostra presenza".Quanto alle diversi posizioni di Ignazio La Russa e Umberto Bossi, Bersani ha dato "un consiglio" al premier Silvio Berlusconi: "Di andarsene a casa lui con tutta questa compagnia. Basta uno sguardo oggettivo sulla situazione per vedere che noi non abbiamo un governo, che il profilo dell'Italia nel mondo si è largamente indebolito, che Berlusconi è in mezzo a un sacco di guai".Bersani ha comunque difeso l'operazione. "Questo intervento è necessario ed è legale", ha assicurato. "E' necessario per impedire un massacro delle popolazioni civili che si sono ribellate a Gheddafi e che la propaganda di Gheddafi definisce insetti e topi", ha spiegato, ed "è legale perché l'intervento avviene a seguito delle deliberazioni dell'Onu e in accordo tra Europa e Stati Uniti e Lega Araba".
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http://beta.partitodemocratico.it/doc/205057/non-abbiamo-un-governo-le-polemiche-sulla-libia-lo-dimostrano.htm

giovedì 17 marzo 2011

L’UNITA’ FA LA FORZA. DIVISI CI AVREBBERO SPAZZATO VIA. IL MONITO DI NAPOLITANO.

Oggi si celebra il 150esimo anniversario dell’unità di Italia. Una delegazione del Partito Democratico guidata dal segretario Pier Luigi Bersani depone una corona sull’Altare della Patria, a Roma. Numerosi gli articoli, le cerimonie, i ricordi e i commenti. Ieri sera il Presidente della Repubblica ha detto parole chiare: «Festeggiamo il meglio della nostra storia. Se fossimo rimasti come nel 1860, divisi in otto stati, senza libertà e sotto il dominio straniero, saremmo stati spazzati via dalla storia. Non saremmo mai diventati un grande paese europeo». «Abbiamo avuto momenti brutti, abbiamo commesso errori, abbiamo vissuto pagine drammatiche, ma abbiamo fatto tante cose grandi e importanti, la più importante unirsi». «Discutiamo e battagliamo. Ma ciascuno di noi deve sempre ricordare che è parte di qualcosa di più grande, che è appunto la nostra nazione, la nostra patria, la nostra Italia. E se saremo uniti sapremo vincere tutte le difficoltà che ci attendono».
Il presidente Usa, Barack Obama, ha voluto ricordare questo giorno con un messaggio significativo, che segnala quanta parte della nostra epopea risorgimentale sia stata seguita con attenzione e anche emozione nel resto del mondo (non a caso la casa di Garibaldi a New York è mantenuta come museo): “Oggi, 17 marzo, l`Italia celebra l`anniversario della sua unificazione in un unico Stato. In questo giorno ci uniamo agli italiani in tutto il mondo nell`onorare il coraggio, il sacrificio e la lungimiranza dei patrioti che hanno dato vita alla
nazione italiana. Al tempo in cui gli Stati Uniti stavano lottando per preservare la loro stessa unità, la campagna di unificazione dell`Italia di Giuseppe Garibaldi ispirò molti in tutto il mondo nelle loro battaglie, inclusa la 39ma Fanteria di New York, nota anche come "La Guardia Garibaldi". Oggi il lascito di Garibaldi e di tutti quelli che unificarono l`Italia vive nei milioni di donne e uomini americani di origine italiana che arricchiscono e rafforzano la nostra nazione”.
Fonte: Ufficio Circoli PD